L’acqua di Marte – Focus.it


Nascosti sotto la calotta del polo nord di Marte, a circa un chilometro e mezzo di profondità, vi sono antichi depositi di ghiaccio stratificati che potrebbero raccontare molto sulle condizioni climatiche del passato del Pianeta Rosso.

 

Individuati dai radar del Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) della NASA, nell’orbita di Marte dal 2006, questi residui di passati periodi glaciali costituiscono una delle più importanti riserve d’acqua marziane, la terza dopo quelle del polo sud: se disciolti, gli strati appena scoperti ricoprirebbero il Pianeta Rosso di un involucro d’acqua uniforme di 1,5 metri di profondità. Lo studio è stato pubblicato su Geophysical Research Letters.

Sguardo penetrante. Il gruppo di scienziati guidato da Stefano Nerozzi, ricercatore italiano ora all’Istituto di Geofisica dell’Università del Texas, ha analizzato i dati dello  Shallow Radar (SHARAD), uno strumento di MRO in grado di sondare i primi 1.500 metri del sottosuolo marziano.

 

Depositi sovrapposti. Sotto alla calotta di ghiaccio del polo nord, SHARAD ha rilevato strati alternati di antico ghiaccio e sabbia, sovrapposti come i piani di una torta. Gli scienziati pensano siano i residui di passate glaciazioni dovute a variazioni dell’orbita di Marte e nella sua inclinazione: nei periodi di aumento della temperatura, ciò che rimaneva delle calotte ghiacciate veniva ricoperto da sabbie che proteggevano i ghiacci dalla dissipazione in atmosfera.

 

Questo processo si sarebbe ripetuto più volte nel passato di Marte, ogni 50 mila anni circa. Quando l’inclinazione dell’asse marziano rivolge l’equatore direttamente verso il Sole, le calotte polari si espandono; quando l’asse torna a inclinarsi, le calotte polari si ritirano. Finora si pensava che i resti di questi “tira e molla” glaciali fossero svaniti, ma il nuovo studio (suffragato da una seconda ricerca sulla misura del campo gravitazionale marziano, pubblicata sulla stessa rivista e di cui Nerozzi è coautore) dimostra che esistono ancora nel sottosuolo.

 


Marte, Pianeta Rosso, acqua

Un’immagine composita mostra l’alternanza di strati di ghiaccio e sabbia, in un’area della superficie di Marte in cui sono esposti. | NASA/JPL/University of Arizona

 

Ghiacci che raccontano. Le antiche stratificazioni sono preziose per lo studio del passato di Marte come lo sono, per la Terra, gli anelli degli alberi. Dall’analisi della loro geometria e composizione si potrà forse capire se, in passato, il Pianeta Rosso avesse le condizioni adatte a ospitare la vita, o se vi siano stati scambi d’acqua tra i poli e le medie latitudini, dove SHARAD ha trovato diffusi ghiacciai sepolti delle stessa età di quelli polari appena scoperti.

 

«Capire quanta acqua fosse disponibile complessivamente e quanta invece fosse intrappolata ai poli è importante», ha commentato Nerozzi. «Si possono avere tutte le condizioni adatte alla vita, ma se la maggior parte dell’acqua è intrappolata ai poli, allora diventa difficile averne in quantità sufficienti vicino all’equatore», dove è al lavoro Curiosity e dove opereranno i prossimi rover marziani.

 



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